Le Fragole, il frutto del Paradiso


La pianta della fragola con i suoi frutti appare di frequente nei dipinti rinascimentali, probabilmente perché era particolarmente diffusa in tutta Europa. Nonostante non venga mai menzionata nelle Sacre scritture, viene comunemente ritenuta un fiore del Paradiso.




Ciò deriva probabilmente da un passo delle Metamorfosi di Ovidio, in cui si dice che durante l’età dell’oro, l’uomo si cibava dei frutti che la terra offriva spontaneamente, tra cui la fragola. Inoltre, la fragola matura in primavera e alluderebbe dunque anche all’Annunciazione e alla relativa Incarnazione di Cristo, episodi che avvengono nella medesima stagione.

Le foglie tripartite della pianta possono alludere alla Trinità, mentre il piccolo fiore bianco simboleggia innocenza ed umiltà. Il colore rosso del frutto può anche rimandare alla Passione di Gesù, tanto che a volte si ritrova rappresentata nella Crocifissione e nella Deposizione.




Nei dipinti d'epoca capita di incontrare uomini e donne nude che si stanno cibando di grosse fragole e more. Questi frutti, notoriamente succulenti, alluderebbero alla sessualità.




Di tutt’altro significato sono le ciliege e le fragole raffigurate nel 1608 da Osias Beert. A primo impatto l’opera rimanderebbe ad una natura morta, soggetto che si diffonde a partire dal Seicento. Ma, ogni elemento presente sulla tavola, rimanda alla religione. Il calice colmo di vino si potrebbe riferire al sangue di Cristo morto per redimere l’umanità. Il pane potrebbe essere un’eco all’immagine eucaristica del corpo di Cristo. La libellula, considerata una specie di mosca, è emblema del male. Le ciliege rimandano alla passione di Gesù. La farfalla, opposta alla libellula, raffigura l’eterna lotta tra il bene e il male. Infine, le fragole rimandano al Paradiso.

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