Montepulciano, la nobiltà del vino

Aggiornato il: mar 30

Articolo pubblicato su Repubblica-Firenze in data 24/2/2020

Le anteprime degli aristocratici vini di Toscana fanno tappa a Montepulciano dove la nobiltà è riportata fin nell’etichetta.Da un punto di vista storico, l’elevata qualità dei vini di questo areale è certificata in decine di documenti, tra i quali spicca il Bacco in Toscana, dove l’aretino Francesco Redi (1626 - 1697) si diletta a descrivere i più celebrati vini italiani e stranieri e dopo quasi 1000 versi, decreta che “Montepulciano d’ogni vino e il re“. Nel 1980, è stato il primo vino a denominazione di origine controllata e garantita (docg) ad essere immesso nel mercato italiano che continua ad apprezzarlo e premiarlo, ma non gli mancano le attenzioni dei wine lovers stranieri, dal momento che il 78% della produzione è venduto all’estero, Germania e Stati Uniti in primis. Come nel Chianti, a Montalcino, a Scansano, e in ogni dove in Toscana (unica eccezione Bolgheri) il vitigno protagonista è il Sangiovese, che qui viene detto Prugnolo gentile. Questa uva ha la particolarità di cambiare pelle e dare vini diversi in funzione del luogo (il celebrato terroir) in cui è coltivato e a Montepulciano è un seducente mix tra potenza, eleganza, femminilità e fascino. Per capire, Halle Barry in Catwoman.

In anteprima l’annata 2017 e la riserva 2016; tante sarebbero le aziende degne di una menzione: Antico Colle, Podere Casanova, Le Bertille, Gattavecchi, La Ciarliana, La Combarbia sono solo alcune delle aziende degne di menzione per l’elevata qualità proposta. L’azienda Dei, 61 ettari in conversione biologica, con l’annata 2017 ci ha fatto battere il cuore per l’espressione fresca e intensa dei profumi, dove la lieve speziatura lascia modo alle note floreali e fruttate di farsi largo; al gusto dimostra la propria territorialità nella freschezza quasi dissetante, nelle note tanniche delicate ma apprezzabili e nel finale lungo e saporito. Ci spostiamo alle porte della città, alla Fattoria della Talosa, una trentina di ettari condotti con le attenzione della agricoltura integrata, sui classici terreni che hanno reso famosa la denominazione, composti da tufo, sabbie, fossili marini e argille, per apprezzare la schiettezza di Alboreto 2017, che si distingue per le note fruttate e floreali decisamente in primo piano a cui seguono accenni speziati e ricordi di china. L’assaggio è potente, caldo e strutturato. Da qui a Icario il passo è più che breve, 22 ettari coltivati a basso impatto ambientale ci regalano un Vitaroccia 2016 Riserva i cui profumi necessitano di ancora un po’ di tempo per amalgamare gli aspetti legati all’affinamento in legno con i richiami floreali e fruttati. Il sorso però già denota struttura, dinamicità, saporosità ed eleganza. Al top tra un anno e per un decennio almeno.

Citare Boscarelli, 15 ettari in agricoltura convenzionale, per la storia e il blasone del marchio, sarebbe doveroso, ma se l’assaggio della Riserva 2016 non ci avesse colpito, non staremmo a parlarne. I profumi risentono un po’ della gioventù del vino ma promettono scintille! Mentre l’assaggio mostra già un affascinante equilibrio tra muscolarità tannica ed alcolica da un lato e carattere fresco e saporito dall’altro. Chiudiamo con Carpineto, quasi 150 ettari di vigne in ogni areale pregiato della Toscana, che riesce a restituire sempre l’essenza di ogni differente terroir. I profumi del Riserva 2016 beneficeranno di un periodo di affinamento in modo da rendere meglio leggibili gli aspetti fruttati e floreali mentre il palato già sfodera apprezzabile sinergia tra la precisa e piacevole trama tannica e il saporito apporto minerale, per un finale davvero convincente.

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